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1.4.14

Il momento di crescere


Quando un territorio raggiunge la maturità? Quando capisce che è anacronistico aggrapparsi alla paleo-industria e finalmente apre gli occhi sulle sue vere ricchezze. Che in Liguria sono il mare, il clima, i boschi ed i sentieri. Le tradizioni e l'artigianato artistico. Il paesaggio di coste e borghi unici al mondo. In una parola: turismo. La frase che riporto in questa foto conclude un articolo di oggi su La Stampa a proposito della centrale Enel di Porto Tolle sul delta del Po. Basta leggerla per capire che anche Tirreno Power non ha più senso di esistere. Mantenerla in vita artificialmente sposta solo un po' più in là l'asticella di una politica locale e nazionale che segue solo scelte elettoralmente convenienti.

19.6.13

L'Italia torna in Libia con grandi maldipancia?


Enrico Letta torna dal vertice G8 in Irlanda del Nord con una bella gatta da pelare. Barack Obama, in ossequio alla tradizionale alta considerazione che gli americani ripongono nella capacità delle istituzioni militari italiane (in particolare i Carabinieri) di farsi carico dell'addestramento e riorganizzazione delle forze di sicurezza in paesi appena usciti da gravi fasi di violenza, ha in pratica emanato i suoi "compiti a casa" all'alleato europeo. 
Il significato simbolico e politico della richiesta di Obama è articolato e si può osservare da angolature diverse. In primo luogo, ovviamente, c'è la profonda conoscenza storica del popolo libico da parte dell'Italia, dovuta al periodo coloniale, quando lo Stato africano era diventato parte dei possedimenti italiani oltremare. Inoltre, la sfida lanciata da Obama all'Italia ha il sapore di un ben meditato ed opportuno stimolo nei confronti di un alleato, l'Italia, che a forza di continue lacerazioni politiche, economiche e sociali, crede ormai, a torto o a ragione, di aver smarrito del tutto anche le sue radicate capacità di operare come forza di pace all'estero al fine di riorganizzare gli apparati istituzionali e militari di questo o quel paese.
È importante non sottovalutare l'apertura di Obama. Dalla guerra del Kosovo, al Golfo, all'Iraq post Saddam, al Libano, all'Afghanistan, i militari italiani all'estero si sono sempre distinti, nei confronti delle altre forze alleate occidentali, per un atteggiamento molto meno offensivo ed aggressivo, ma sensibilmente più attento al dialogo con la popolazione ed alla fattiva collaborazione con le nascenti istituzioni locali. A questo si aggiunge l'ormai comprovata capacità del nostro esercito e dei nostri Carabinieri, di effettuare efficaci campagne di formazione militare all'estero, nei confronti di corpi di sicurezza usciti allo sbando da periodi difficili. 
In questo caso la missione che gli Stati Uniti affidano all'Italia è duplice. Da una parte sarà compito dell'Italia fornire competenze e progetti per costruire nuove istituzioni civili, politiche e sociali che funzionino in Libia. E questo sarà compito dei molti giuristi, politologi ed economisti presenti nel nostro paese. Dall'altra, il nostro esercito ed i nostri Carabinieri saranno ancora una volta chiamati ad offrire il loro savoir faire per riorganizzare profondamente le forze di sicurezza del nuovo Stato Libico.
Non sottovalutiamo questo incarico americano e prepariamoci a qualche protesta francese, in quanto proprio la Francia aveva per prima aperto le ostilità in Libia a sostegno dei ribelli durante la fine del regime di Geddafi, forse sperando di conquistarsi successivamente un ruolo di primo piano anche in campo economico.
L'Italia, grazie a questa insperata ed inattesa apertura di Obama, ha la possibilità concreta di ricostruire le istituzioni libiche ed in un secondo tempo di far valere le sue capacità ed i suoi meriti anche in campo economico. Non sprechiamo questa occasione.
Sul fronte interno inoltre, l'incarico americano punta a spingere ad un salto di maturità la nostra screditata e litigiosa classe politica, ad una nuova presa di coscienza nei confronti di un mondo che cambia, ma anche delle nuove opportunità che si aprono. 
Vedremo nei prossimi giorni se il messaggio importantissimo e di grande coraggio e maturità lanciato da Obama sarà colto a dovere. Lo misureremo in termini di coesione e unicità di intenti da parte del governo di larghe intese attualmente in carica. 

19.3.11

A Lampedusa non aspettano l'Unione Europea

Nell'indifferenza dell'Europa, gli sbarchi di clandestini su Lampedusa stanno assumendo i contorni di un'invasione.  Solo che nel passato i confini nazionali erano considerati sacri e chi voleva invaderti doveva per lo meno provarci armato. Adesso ci provano i pescatori di Lampedusa a respingere l'attacco.
Oggi invece sono le nostre motovedette che accompagnano gli invasori sul suolo italiano. Non c'è che dire, un ottimo modo di festeggiare i 150 anni dell'unità d'Italia.
E poi criticano la Lega Nord!
Voi come la vedete?

16.3.11

Libia: indietro tutta? No, Europa: indietro tutta!


Mentre, come ormai inevitabile, il Colonnello Gheddafi riconquista progressivamente il potere su tutto il Paese africano, sarebbe opportuna una profonda autocritica da parte dell'Europa sul comportamento tenuto durante tutta la crisi.
Mai come in questa occasione la sedicente "unione" europea ha tenuto un atteggiamento ondivago, frastagliato, profondamente differenziato di paese in paese. Francia e Regno Unito "falchi", Italia e compagnia "colombe". Ma nessuno ha veramente preso posizione in una direzione o nell'altra.
La premessa del ragionamento è la legittimità, o meno, da parte di Gheddafi, di difendersi da una rivolta interna. Secondo noi questa legittimità sussiste, perchè non si è trattato di una rivolta "democratica", o per lo meno progressivamente costruita con mezzi pacifici godendo magari dell'appoggio dell'Europa o di qualche stato, bensì di una rivolta armata. E un governo, di qualsiasi tipo sia, può legittimamente difendersi da una rivolta, altrimenti avrebbe abdicato a priori al suo status di potere legittimamente costituito.
In Libia l'intreccio tra politica ed economia è indistinguibile: le compagnie straniere assetate di petrolio, Eni in testa, devono, per poter operare, scendere quotidianamente a patti col potere. Il problema è che gli interessi italiani nel paese nordafricano sono talmente profondi che l'atteggiamento del nostro governo, in questo caso, è stato veramente incerto.
Oggi Gheddafi minaccia di sostuituire le società europee operanti in Libia con compagnie cinesi. E forse farebbe bene! Per noi sarebbe un'ulteriore smacco, a livello continentale, di fronte all'avanzata asiatica su tutti i mercati. Per la Cina, la conferma che è possibile utilizzare la leva delle instabilità africane per conquistare inesorabilmente nuovi giacimenti di materie prime ad un passo dall'Europa.
L'Italia non è stata in grado di esprimere una posizione certa, nè a sostegno del Colonnello per tutelare decenni di investimenti vitali in campo energetico, nè contro, aderendo in questo modo ad un'opzione militare multilaterale che avrebbe sgomberato il campo da un governo dittatoriale e perciò comunque scomodo.
Sullo sfondo, è vero, c'è sempre la consapevolezza della fragilità del concetto di democrazia in Africa: alla fine, i governi europei hanno sempre preferito puntare su parner dittatoriali ma stabili, piuttosto che su fragili democrazie quotidianamente sottoposte ai capricci tribali.
Lo sfondo di questa vicenda, che a posteriori emerge fino a trasformarsi in un primo piano, è l'endemica debolezza dell'Europa a tutti i livelli: politico, diplomatico ed economico. Di fronte all'instabilità nordafricana ed all'immigrazione galoppante, l'Europa in pratica è come se non esistesse, rifiutandosi persino di dare un appoggio concreto all'italia per smistare i clandestini che stanno ogni giorno di più invadendo la Sicilia.

11.7.09

I no global: "Basta G8 in città già distrutte: noi che ci stiamo a fare?"


Organizzare il G8 a L'Aquila è stata veramente una genialata: successo organizzativo, buoni contenuti, attenzione del mondo concentrata sui danni del terremoto, ma soprattutto i no global totalmente spiazzati. Mentre Di Pietro cospargeva di fango il nostro paese, incoraggiato da innumerevoli filosofi di bottega suoi sostenitori, Berlusconi (e l'Italia reale, quella che è più portata a fare che a dire), incassava uno dei più grandi successi della sua storia politica.
Il virgolettato del titolo è ovviamente inventato, ma è fuori di dubbio che la decisione di spostare il G8 a L'Aquila avrà scatenato non pochi mal di pancia nei distruttori abituali di negozi: gente capace di trasferte di migliaia di chilometri solo per far danni, seminare terrore e lanciare proclami comprensibili (forse) solo da loro.
Il fanta-comunicato dei No Global si chude così: "Auspichiamo cha la ricostruzione dell'Aquila avvenga nel minor tempo possibile, per consentirci un raid distruggi-negozi riparatore in occasione dell'Assemblea annuale della locale Pro-Loco".

4.7.09

Decreto sicurezza

Ottimo risultato di questo governo e grande successo di Maroni. Finalmente è passato un decreto, e insieme ad esso un chiaro messaggio, che ridimensionerà drasticamente l'attrattività dell'Italia nei confronti dei clandestini. Forse finalmente non appariremo più all'estero come terra di nessuno (e di conquista culturale). Oggi mi sono sentito un po' più italiano.

19.7.08

Napoli ripulita dai rifiuti: su Repubblica niente prima pagina

Oggi tutti i quotidiani mettono in evidenza il bel risultato ottenuto dal governo, che è riuscito a ripulire Napoli in 58 giorni dalla catastrofe biblica dei rifiuti per strada. Soltanto l'Unità e La Repubblica non hanno messo in evidenza la cosa in prima pagina, nè sui rispettivi siti.
La coda di paglia della sinistra emerge anche da questi piccoli particolari!

2.4.08

Tifoso morto ad Asti: per favore basta martiri!

Leggiamo testualmente da TgCom: "Matteo Bagnaresi, 28 anni a settembre, laureato e figlio unico, aveva da poco riottenuto il diritto di andare allo stadio: per gli incidenti del 6 gennaio 2005 tra ultras parmigiani e proprio quelli bianconeri, in Parma-Juventus al Tardini, era stato raggiunto da un Daspo, il divieto a partecipare a manifestazioni sportive, della durata di 3 anni. Militante della sinistra antagonista, era attivo nell'ambito dei centri sociali di Parma..."
Non so perché ma questo profilo mi riporta al G8 di Genova, quando un altro bravo ragazzo della sinistra antagonista è stato ucciso solo perché si stava scagliando contro i Carabinieri brandendo un'arma impropria nel bel mezzo degli scontri.
Le due situazioni sono molto diverse, però rifletterci su è d'obbligo: questi disubbidienti con addosso l'oro infuso della Verità, non andranno mica a cercarsele?
E per favore, non ci serve un altro martire.